Prima di tutto puoi dirci come nasce il tuo nome da Bboy?
Ecco, la storia interessante del mio nome d'arte è che non c'è una vera storia dietro. Ero piccolino e stavo cercando il mio aka, Edoardo non mi bastava, volevo avere un nome "FIGO" come tutti gli altri. In realtà ne ho passati parecchi di nomi ma alla fine la parola "blaze" mi suonava proprio bene in testa. Non ricordo nemmeno il momento in cui ho pensato a questo nome, diciamo che ho varato diverse opzioni e ho scelto questa. Ai tempi non sapevo nemmeno bene l'inglese e la traduzione della parola quindi è stata una scelta di puro istinto. Nessun particolare significato, solo un nome con cui mi piaceva essere chiamato.
Puoi raccontarci come hai iniziato e quando hai capito che il breaking sarebbe diventato qualcosa di più di una semplice passione?
Ho cominciato nel lontano 2013, avevo 11 anni.
La situazione chiave è stata questa: ai tempi facevo il doposcuola e, tra le attività proposte, c’era anche un corso di breakdance. Io ero totalmente allo scuro di questo mondo, giocavo a calcio come qualsiasi altro ragazzino.
Il primo vero impatto è arrivato vedendo fare un flare e un munchmill devastanti dai due insegnanti del doposcuola. Ho ancora quell’immagine impressa in testa. Mi sento di citarli, Nicolas e Berna, anche perché negli ultimi tempi ci siamo riavvicinati e ogni tanto riusciamo ancora ad allenarci insieme dopo tutti questi anni. Voglio comunque ringraziare tutti quelli con cui ho iniziato come Tolly, Skeja, Nico, Cico, Manu che hanno contribuito a farmi diventare quello che sono.
Credo di aver capito che questa cosa sarebbe diventata molto più di una semplice passione quando sono entrato in accademia al Bstudents di Padova.
Guardando il tuo percorso, qual è stato il momento che ti ha fatto fare davvero il salto di livello?
Il momento del salto di livello sicuramente è arrivato con il Bstudent nel 2020, prima ero allo scuro di tantissime cose del mondo del breaking, non sapevo cosa fosse un break, chi fosse james brown e della sua importanza, come fare un battle o semplicemente il tipo di approccio che bisognava avere alla disciplina per migliorare davvero. In questo devo rigraziare il boss bboy kacyo che ha portato l'accademia a Padova (fortuna incredibile per me) e ha contribuito ad alzare il livello della scena italiana dai ragazzini a gente più grande. Grazie a lui ho capito davvero cos'era il breaking e come costruire un bel percorso di miglioramento personale.
C’è stata una sconfitta che ti ha insegnato più di una vittoria?
Sì, me la ricordo ancora benissimo… probabilmente è stata la sconfitta più amara che abbia mai preso ahahah.
Era qualche anno fa. Ero stato invitato a una battle in Francia. Il livello era buono ma ero convinto che avrei potuto vincerla. Ed è stato proprio lì l’errore più grande: entrare con la mentalità di chi pensa di avere già la situazione in mano.
mi ricordo che alla prima sfida vado contro un bboy che, sinceramente, pensavo di poter battere abbastanza facilmente. Mi ricordo di essermi detto una cosa tipo: “vabbè, non spingo troppo ora, mi tengo le cose forti per dopo”.
Risultato: fuori in top 16.
Ci sono rimasto malissimo davvero. Più che la sconfitta in sé, mi pesava il modo in cui era arrivata. Ci ho messo un po’ a mandarla giù, ma col tempo ho capito che quella batosta mi aveva insegnato una delle lezioni più importanti nel breaking: non sottovalutare mai nessuno.
Ed è anche questo il bello delle battle secondo me. Nel breaking non esiste il risultato scritto prima. Tutti possono battere tutti se si crea la situazione giusta.
Non so perchè ma delle diverse sconfitte questa è la prima che mi viene in mente.
C’è stato un periodo in cui hai pensato di mollare tutto? Come ne sei uscito?
Non c'è mai stato un periodo in cui ho detto "mollo tutto", mi piace troppo sta roba.
Come nascono le tue skill, qual è il tuo processo creativo?
Diciamo che il processo con cui creo le mie skill si divide in due modi diversi.
Il primo è quello più istintivo: vado in freestyle e lascio che il corpo faccia il “lavoro sporco” ahahah. Tantissime delle skill che uso oggi sono nate proprio così, quasi senza pensarci troppo. Magari provo un movimento, il corpo reagisce in un certo modo, succede qualcosa di interessante e da lì inizio a costruirci sopra.
Il secondo approccio invece è molto più mentale e strutturato. Quando creo o cerco qualcosa di nuovo mi faccio spesso una domanda:
“ Cos’è qualcosa che nel mio breaking non si è ancora visto?”
Può sembrare strano, ma mi ispira tantissimo il modo in cui crea musica uno dei miei artisti preferiti: Caparezza. Se ascoltate bene i suoi album, ogni progetto ha un’identità diversa, un approccio diverso, quasi un mondo a parte. È una cosa che mi colpisce molto.
Nel mio piccolo cerco di portare quella stessa mentalità anche nel breaking: non voglio sentirmi fermo o ripetitivo, mi piace l’idea di reinventarmi continuamente e cercare sempre nuove direzioni. Questo non significa riuscirci sempre, anzi… tante volte magari le idee non funzionano o torno sulle stesse cose. Però l’intenzione è quella.
Oltre all'essere bboy puoi raccontarci chi è Edoardo Facco e quali interessi ha oltre il breaking?
Le domande sul chi siamo sono sempre le più difficili perchè ci sarebbero tantissime risposte da dare. Al momento studio scienze motorie all'università di Padova, mi piace leggere, ascoltare e suonare musica (suono la chitarra in maniera molto molto amatoriale per non dire che sono veramente scarso ma mi piace davvero tanto). Ho avuto un periodo in cui stavo sotto alla magia con le carte e al cubo di rubik (ne ero abbastanza ossessionato). Ogni tanto colleziono vinili. In generale mi sento una persona a volte timida ma molto determinata e che ha voglia di imparare sempre cose nuove.
Oggi il breaking, sotto molti aspetti, è sempre più vicino allo sport professionistico: preparazione atletica, performance, ranking, sponsor. Tu, che appartieni a una nuova generazione di b-boy, come vivi il rapporto tra questo approccio più sportivo e la cultura hip hop da cui tutto nasce?
Riguardo a questo aspetto lo vivo con molta serenità, anche perché va totalmente incontro ai miei interessi e al percorso che sto facendo all’università studiando performance atletica e allenamento.
Secondo me esiste un equilibrio giusto tra le due cose. In particolar modo credo che il breaking rimanga prima di tutto un’arte: la parte creativa, espressiva e personale per me è fondamentale e non dovrebbe mai essere soffocata da un approccio troppo “meccanico” o sportivo.
Allo stesso tempo, però, non vedo perché rifiutare tutto ciò che può aiutarci a migliorare. Se un percorso atletico, una preparazione fisica opossono farci crescere, renderci più completi e aiutarci a esprimere meglio il nostro breaking, allora perché non usarli?
Per me le due cose possono convivere molto bene: da una parte l’arte, le idee e l’identità personale, dall’altra gli strumenti per sostenere tutto questo nel modo migliore possibile e diventare bboy o bgirl più forti

Alcuni sostengono che per definirsi davvero un b-boy sia necessario conoscere e vivere l’hip hop in modo completo, anche oltre il breaking. Secondo te oggi è ancora fondamentale avere questo legame culturale oppure il breaking ha ormai costruito una propria identità indipendente?
Allora se devo essere sincero al giorno d'oggi per essere un buon bboy/bgirl non è FONDAMENTALE svilupparsi in tutti gli elementi dell'hip hop ma è fondamentale almeno conoscerli perchè è importantissimo sapere da dove nasce il tutto e perchè facciamo quello che facciamo.
Molti vedono solo il momento finale sul palco. Personalmente non uso la parola sacrifici perchè sono scelte. Quali scelte e rinunce ci sono dietro il tuo livello attuale?
Nemmeno a me piace chiamarli sacrifici perchè alla fine ho fatto sempre tutto con cognizione di causa e perchè amo quello che faccio ma sicuramente personalmente ho tolto tanto alla vita sociale con le persone esterne a questo mondo ma penso sia anche una giusta conseguenza, se sei immerso al 100% in questo, tutto ruota attorno ad esso e la tua vita diventa quello che fai ogni giorno. Tornando indietro rifarei tutto questo altre 1000 volte e anzi farei di più per dimostrarmi che so fare anche meglio.
Nel breaking si parla spesso del talento individuale, ma dietro ogni percorso ci sono sempre influenze, persone e contesti. Chi sono state le figure chiave del tuo percorso?
Le figure chiave che mi hanno influenzato in questo mio percorso sono sicuramente le persone che ho vicino da diversi anni, a partire da Kacyo che mi ha dato la spinta iniziale, ma poi tutti i ragazzi del bstudent, membri della crew e i vari amici. nonchè ai miei genitori e sopratutto a mia madre che a volte ci crede piu di me.
Viviamo in una società sempre più abituata all’immediatezza: tutto deve essere veloce, visibile e riconosciuto subito. Il breaking, invece, resta una delle poche realtà dove il tempo, la ripetizione e il fallimento continuano ad avere un peso reale, perché senza anni di costruzione difficilmente raggiungi certi livelli. Secondo te questa distanza tra la cultura dell’immediatezza e la realtà del breaking racconta qualcosa della società di oggi?
Assolutamente, e anzi credo che purtroppo questa cosa abbia influenzato in minima parte anche il breaking. Secondo me al giorno d'oggi si è sempre in cerca della scorciatoia per raggiungere un determinato gesto tecnico. un modo più veloce per ottenere movimenti che non abbiamo ancora sbloccato; quando invece la realtà è che tutto si basa sulle foundation e la ripetizione delle stesse sul lungo termine. anche nell'approccio di creazione e di battle (mi ci metto anche io dentro) a volte si ricade nel dover far la cosa che stupisce di più piuttosto che costruire bene la propria identità. La società di oggi poi è veramente satura di questo concetto, il breaking (quello serio) ne rimane al di fuori per fortuna.
Sappiamo del tuo percorso da insegnante e anche formatore, se dovessi spiegare a un genitore perché un figlio dovrebbe praticare breaking, cosa diresti?
Secondo me un bambino dovrebbe fare breaking prima di tutto perché è una disciplina stupenda. Ti crea un forte senso di aggregazione, ti spinge continuamente a migliorarti, ma soprattutto ti dà una cosa che personalmente faccio fatica a ritrovare in altri sport: una grande crescita emotiva e umana. Magari è una visione molto solo mia però vedendo e conoscendo le persone che vivono questo mondo, le trovo molto molto più mature a livello emotivo e personale rispetto a chi non balla. Impari a confrontarti con le tue paure, con l’insicurezza, con le sconfitte ma anche con i momenti belli. E impari anche a rapportarti meglio con gli altri.
È difficile da spiegare a parole, ma il breaking e la cultura hip hop in generale trasmettono valori molto forti: rispetto, identità, condivisione, espressione personale e crescita. Alla fine non ti formano solo come ballerino, ma anche come persona.
Ed è una delle cose che amo di più di questo ambiente.
Guardando la scena mondiale attuale, cosa pensi che servirà alla nuova generazione per lasciare davvero un segno?
Guardando la scena mondiale posso dire che il livello si è alzato tantissimo. L’asticella continua a salire e bisogna essere pronti a stare al passo.
Però, secondo me, quello che serve davvero alla nuova generazione non è solo fare più skill o movimenti sempre più complessi. La cosa più importante rimane la ricerca della propria identità e il lavoro sulle basi.
Se riesci a trasmettere davvero chi sei quando balli, arriverai molto di più rispetto a chi forza movimenti che in realtà non gli appartengono.
Credo che ogni bboy e ogni bgirl debbano trovare il proprio movimento, il proprio approccio, il proprio modo di stare nella musica e nella battle. Non dimenticandosi mai delle foundation di questa disciplina; perchè più sei maturo sulle basi, più il ventaglio delle strade di movimento percorribili si allarga.
E questa è una cosa che sento valida anche per me stesso. Essendo ancora abbastanza giovane, è un messaggio che cerco di ricordarmi ogni giorno.
Se dovessi lasciare un messaggio ai giovani breaker che iniziano oggi, che sognano di vivere ciò che hai appena raggiunto, quale pensi sia il valore più importante da proteggere
Il messaggio che voglio lasciare è di non avere fretta. Se si fa il lavoro giusto prima o poi i risultati arriveranno, non bisogna vivere con angoscia o affanno l'obiettivo anche perchè piu si cresce e si migliora piu questo obiettivo si sposta. Preferite SEMPRE il processo piuttosto che l'arrivo. Un'altra cosa importante che voglio condividere è che dovete essere disposti a migliorare, perchè se ci pensate tutti vogliono diventare più forti, vincere, essere riconosciuti ecc tutti. ma dovete farvi questa domanda, quanto sei disposto a metterti in gioco per arrivare? Deve diventare una priorità non potete pensare di gestire le cose un pò come capitano. e soprattutto DIVERTITEVI perchè non si finisce mai di imparare in questa danza.