Il 21 febbraio 2026, a Vicenza, la quarta edizione di SCACCOMATTO ha portato in scena molto più di un contest 3vs3. L’evento, presentato da NonDiSangue, ha raccolto 36 trii iscritti per oltre 100 ballerini, trasformando il floor in un punto di incontro reale tra generazioni, stili e visioni.
Il format “Checkmate”, ispirato al concept sviluppato dagli organizzatori di Circle Industry, importato da Lorenzo Pola (Jonny) vero anima organizzativa dell'evento che ha curato ogni singolo aspetto sobbarcandosi ore e ore di preparativi, ha introdotto una struttura strategica chiara: Re, Regina e Pedone, un format che merita di essere vissuto più che raccontato.
Qualificazioni, poi round ad eliminazioni diretta, possibilità di rientro, gestione dei turni, strategia! Non solo abilità tecnica, ma lettura della situazione, controllo emotivo, lucidità collettiva.

La giornata è stata completa: workshop con FAT, Alessandrina e MOA, warm up, selezioni e show battle. Pubblico presente, cypher vivi, tensione sana costante. Le vibes sono state coerenti con l’idea dell’evento: competere senza perdere il senso.
Chi ha garantito il livello
Una battle di questo tipo vive e muore sulle figure chiave.
In giuria: Fat, Alessandrina, Moa. Tre visioni diverse, tre sensibilità capaci di leggere non solo la difficoltà tecnica, ma coerenza, costruzione del round, risposta musicale. Non facile il loro compito di selezionare le 14 crew che hanno poi passato le selezioni.
Alla consolle: Ibra (NonDiSangue). Selezioni potenti, gestione dell’energia costante, nessuna banalità. Il suono ha sostenuto la tensione fino alla finale.
Guest crew: Funky Monkez e Gimmicks
Presenze che hanno alzato immediatamente l’asticella e dato riferimento ai più giovani.

La finale: qualità contro qualità
In finale, il Trio Illeagles (Monster, Dumbo e Bosco) hanno superato i Gimmicks al termine di uno scontro intenso e costruito round dopo round.
Livello alto da parte di tutti gli intervenuti. Ma a spostare l’equilibrio è stata la direzione presa dal Trio Illeagles, trascinato da un Dumbo capace di riportare l’attenzione sull’essenza del breaking.
Poche powermove, nessuna rincorsa all’effetto fine a sé stesso.
Stile riconoscibile. Musicalità costante.
Presenza.
Capacità di rispondere e dialogare.

Il breaking non nasce come esercizio ginnico. Nasce come interpretazione della musica, gestione dello spazio, identità. È saper stare dentro il beat e dentro la sfida. È far pesare un passo semplice più di una rotazione spettacolare fuori contesto. Nel cammino che li ha condotti fino alla finale questo è stato evidente.
Il cuore dell’evento: la finalità sociale
L’intero ricavato della giornata è stato devoluto agli ambulatori di Caracol Olol Jackson (visitate il loro sito e se potete supportate le loro iniziative), che offrono assistenza sanitaria gratuita (odontoiatria, psicologia, ginecologia, ostetricia e altre prestazioni) a persone prive di tessera sanitaria o in difficoltà economica, grazie al lavoro volontario di professionisti.
Questo cambia il perimetro dell’evento.
Non si è trattato solo di una battle con 400€ di montepremi e un trofeo. Ogni iscrizione, ogni workshop, ogni biglietto ha contribuito a sostenere un servizio concreto.

Uno spunto per il futuro dei battle
L’intera organizzazione è stata autofinanziata dagli organizzatori, capitanati da Jonny, permettendo che il ricavato potesse essere interamente devoluto.
Questo elemento rafforza il significato dell’iniziativa.
Da qui nasce una riflessione più ampia. È legittimo che molti organizzatori costruiscano eventi con attenzione all’equilibrio economico: coprire i costi, garantire qualità, rientrare dell’investimento. È una dimensione concreta e necessaria per tenere in piedi la macchina organizzativa.
SCACCOMATTO suggerisce però una possibile evoluzione del modello.
Legare una battle a un’iniziativa benefica può rendere più solido e credibile il progetto anche agli occhi degli sponsor. Non una sponsorizzazione finalizzata a coprire i costi vivi e eventuale margine economico degli organizzatori, ma una partnership orientata a sostenere un impatto sociale chiaro e rendicontabile.
Le spese vive — affitto sala, service audio, ospiti, montepremi — possono essere coperte attraverso brand che scelgano di associarsi a un’azione concreta sul territorio. In questo modo diventa più semplice strutturare eventi di livello, perché l’investimento non sostiene solo uno spettacolo, ma un progetto con ricaduta reale.
Il breaking possiede una legittimità culturale per attivare questo tipo di alleanze. Ha nella propria matrice l’idea di creare valore dal basso e redistribuirlo.
Non si tratta di sostituire il modello economico esistente, ma di ampliarlo: sostenibilità organizzativa e finalità sociale possono convivere.
Un modello che lega l’evento a una finalità sociale introduce invece un elemento oggettivo di responsabilità. Le risorse non vengono concentrate in una filiera ristretta, ma generano un impatto esterno verificabile. Questo non significa non pagare i professionisti o non riconoscere il valore delle competenze, ma ridefinire la priorità: prima la sostenibilità reale dell’evento e il beneficio collettivo, poi l’eventuale margine.
In questa prospettiva, sponsor e organizzatori non finanziano solo una competizione, ma partecipano a un progetto che produce valore culturale e sociale insieme. È un approccio più esigente, ma anche più coerente con alcuni dei principi originari dell’hip hop: autonomia, responsabilità e restituzione alla comunità.
SCACCOMATTO ha dimostrato che un battle può generare qualità tecnica sul floor e valore concreto fuori dal cerchio.
Non è una dichiarazione di principio. È un modello praticabile.