Questo editoriale nasce alla vigilia dei Campionati Assoluti di Gennaio, un evento che riunisce il meglio della danza sportiva italiana. Contemporaneamente, diversi atleti italiani, grazie al supporto della FIDESM, si trovano in Australia a rappresentare l’Italia nel WDSF.
FIDESM ha permesso a atleti di breaking di vivere esperienze uniche. Solitamente tutti gli aspetti organizzativi — dalla ricerca di sponsor all’autofinanziamento — ricadono interamente sul ballerino; in questo caso, invece, è la struttura federale a farsi carico di tutto, offrendo supporto logistico, economico e organizzativo.
Sembrerebbe una grossa opportunità, da lodare eppure, nel mondo del breaking, solo una parte degli atleti segue il percorso federale ufficiale. Molti breaker preferiscono circuiti indipendenti o battle underground, dove la libertà creativa è massima e le regole formali sono meno vincolanti. Questo fenomeno nasce da una combinazione di fattori:
- La cultura originaria del breaking, fondata sulla creatività e sull’espressione individuale, che percepisce le regole federali come limitanti;
- La difficoltà di conciliare allenamenti intensivi con percorsi burocratici, tesseramento e requisiti istituzionali;
- La percezione di rigidità e poca trasparenza in alcune decisioni federali, che scoraggia alcuni giovani talenti dal seguire canali ufficiali.
Nonostante ciò, partecipare a competizioni riconosciute offre vantaggi concreti: accesso a ranking ufficiali, visibilità internazionale, supporto federale e opportunità come lo status di studente-atleta, fondamentale per conciliare scuola e sport. Da qui nasce la riflessione.
1. Canali istituzionali: opportunità e vincoli
Per competere a livello internazionale, passare dai canali istituzionali è obbligatorio. La FIDESM, riconosciuta dal CONI, è il ponte tra il talento italiano e i palcoscenici mondiali. Solo attraverso il tesseramento ufficiale gli atleti possono:
- vedere i propri risultati ufficialmente riconosciuti;
- accedere ai ranking nazionali e internazionali;
- essere selezionati per eventi e competizioni di alto livello;
- beneficiare di copertura assicurativa e tutela disciplinare;
- ottenere lo status di studente-atleta, fondamentale per conciliare scuola e sport.
Questo percorso, pur indispensabile, comporta anche vincoli: regole tecniche, codici di condotta e procedure che possono apparire rigide o poco flessibili, soprattutto per chi arriva dalla cultura della strada. La sfida è trovare un equilibrio tra la libertà creativa del breaker e le esigenze di un sistema competitivo ufficiale.
2. Il riconoscimento STUDENTE‑ATLETA: strumenti concreti per i giovani
Il riconoscimento di studente-atleta rappresenta uno dei maggiori vantaggi della partecipazione federale. Per i ragazzi, significa:
- avere tempo e supporto per conciliare studio e allenamenti;
- accedere a percorsi formativi agevolati;
- ottenere crediti e certificazioni che valorizzano l’impegno sportivo;
- essere inseriti in circuiti di formazione professionale e scouting nazionale.
In un contesto come il breaking, dove molti giovani sono autodidatti, questa opportunità diventa cruciale. Non è solo un riconoscimento formale: è un investimento sulla crescita complessiva dell’atleta, che unisce preparazione fisica, capacità organizzative e sviluppo personale.
3. Successi e crescita: Antilai, Alessandrina e il movimento italiano
Il breaking italiano sta vivendo una fase di straordinaria visibilità. Gli esempi di Antilai e Alessandrina,dimostrano che è possibile conciliarе rigore agonistico e creatività artistica. Reale opportunità lavorative.
Questi successi non rappresentano soltanto medaglie: sono una testimonianza della professionalità e del percorso organizzativo che una federazione strutturata può offrire. Atleti come loro mostrano che il movimento italiano può competere con le migliori scuole internazionali, portando non solo risultati ma visibilità, reputazione e modelli di riferimento per le nuove generazioni.
Ogni vittoria, ogni ranking, ogni esperienza internazionale contribuisce a costruire una cultura del merito: premia il lavoro quotidiano, la disciplina e la dedizione, valori che vanno ben oltre il singolo evento.
4. Criticità e gestione: sanzioni e trasparenza
Il percorso federale non è privo di ombre. La squalifica di alcuni atleti bboys per la partecipazione a una competizione in Russia ha scatenato un acceso dibattito. Alcuni la percepiscono come una decisione poco chiara, sollevando interrogativi sulla trasparenza delle motivazioni e la coerenza delle procedure.
In passato, scandali come “Danzopoli” hanno evidenziato quanto la gestione centralizzata e poco comunicata possa minare fiducia e motivazione. La questione non riguarda solo la legittimità delle sanzioni, ma il fatto che la percezione di opacità influisce direttamente sullo sviluppo del movimento, sullo spirito degli atleti e sul rapporto con scuole e famiglie.
Questo episodio è emblematico: anche in un contesto di grande crescita e successo, la governance delle federazioni deve garantire chiarezza, merito e tutela dell’atleta, altrimenti rischia di compromettere ciò che la disciplina rappresenta culturalmente e sportivamente.
5. Perché partecipare
Spesso si pensa che solo i primi classificati abbiano senso di partecipare a gare federali. La realtà è diversa. La competizione serve anche a chi si colloca a metà classifica:
- Esperienza tecnica: confrontarsi con standard elevati permette di migliorare e scoprire i propri margini di crescita;
- Visibilità e networking: giudici, allenatori e altre crew osservano tutti i partecipanti; opportunità di contatti e collaborazioni;
- Disciplina e resilienza: la preparazione e la gestione della pressione insegnano valori utili nella vita e nello sport;
- Riconoscimento federale: anche senza vincere, il tesseramento e lo status di studente-atleta restano validi;
- Preparazione a lungo termine: accumulare esperienza significa costruire basi solide per eventuali future competizioni di alto livello.
Partecipare non è dunque solo competere per un podio, ma crescere come atleta, come artista e come persona, mettendo radici per un percorso di lungo periodo.
5bis. Perché non partecipare: limiti e riflessioni
Non tutti i breaker vedono nelle competizioni ufficiali un percorso naturale o desiderabile. Esistono motivazioni legittime per cui molti scelgono di non seguire il percorso federale:
- Spirito libero e culturale: il breaking nasce come espressione urbana e comunitaria, e alcuni ritengono che l’ingresso nelle strutture competitive possa limitare la spontaneità e il linguaggio personale.
- Burocrazia e costi: tesseramento, iscrizioni, regolamenti, viaggi e logistica possono scoraggiare chi non ha supporto federale o sponsor, rendendo oneroso il percorso.
- Rigidità e trasparenza: episodi come la squalifica di alcuni bboys mostrano come alcune decisioni possano apparire opache o arbitrarie, minando fiducia e motivazione.
- Focalizzazione sulla performance atletica: chi cerca primariamente la dimensione creativa o culturale del breaking può percepire le gare ufficiali come troppo orientate a punteggio, risultati e classifiche, distanti dallo spirito originale della disciplina.
- Percorsi alternativi: le battle indipendenti, gli eventi underground e le crew locali offrono visibilità, reputazione e opportunità di crescita artistica senza dover aderire a regole federali.
Questa scelta non rappresenta rinuncia o debolezza: è una decisione consapevole basata sulla visione di sé come artista, sulla priorità attribuita alla creatività rispetto al ranking e sulla necessità di preservare la propria autenticità.
6. Considerazioni storico-culturali
Il breaking nasce come strumento di emancipazione urbana, creato da comunità emarginate per esprimere identità e resistenza. Trasformarlo in disciplina ufficiale implica una trasformazione antropologica: la strada diventa pedana, la spontaneità diventa regolamento, l’autonomia del corpo diventa codice tecnico.
Questa tensione tra arte e sport istituzionalizzato è il cuore del dibattito contemporaneo: preservare la cultura originaria senza rinunciare alle opportunità competitive è una sfida complessa, che richiede riflessione su cosa significhi davvero “successo” e “merito” nel contesto della danza sportiva.
La sfida è preservare la cultura originaria senza rinunciare alle opportunità competitive, interrogandosi sul vero significato di successo e merito nella danza sportiva.
7. Conclusione: partecipazione consapevole come scelta culturale
Partecipare alle competizioni ufficiali non è solo questione di medaglie: è un atto educativo, culturale e formativo. Significa confrontarsi con la storia della disciplina, con i propri limiti, con la comunità e con la struttura istituzionale.
Il movimento italiano cresce quando unisce rigore, trasparenza, creatività e formazione. Solo così il breaking diventa argomento di discussione e ispirazione nelle scuole di danza, trasformandosi da fenomeno di nicchia a patrimonio culturale riconosciuto.
In altre parole, gareggiare è diventare parte di una storia più grande, dove talento, passione e disciplina trovano spazio, visibilità e rispetto. Anche chi non vince oggi può diventare il campione di domani.